Space Economy sui media

Print Friendly, PDF & Email

Dal sito ASI (26-6-2014)

Realizzare presso la Presidenza del Consiglio un tavolo di coordinamento con l’Aeronautica Militare e tutti gli altri stakeholder del settore per portare come sistema a livello europeo le grandissime competenze che l’Italia può vantare nel settore spaziale: questa, in estrema sintesi, la ‘mission’ dell’ASI per i prossimi mesi, per come è stata delineata questa mattina a Roma dal presidente Roberto Battiston in occasione del seminario sulle opportunità che il semestre di Presidenza italiana al Consiglio dell’Unione Europea può offrire al settore.

“L’Europa rappresenta una grande opportunità per le attività spaziali, anche in vista della Ministeriale del prossimo autunno – ha detto Battiston -; l’ASI è lo strumento giusto e abbiamo eccellenze individuali, ma non facciamo sistema. Il nostro paese – ha aggiunto – ha una grande capacità di dissipare le risorse, mentre l’Europa è un contesto che ci impone un comportamento coerente e organico”.

Dal Corriere delle Comunicazioni (26-6-2014):

Battiston (Asi): “L’Italia faccia sistema attorno allo Spazio”.

Il presidente dell’Agenzia Spaziale avverte: “Non è più tempo dei giusti ritorni geografici assicurati”. Ad Antonio Fabrizi il premio “Space Economy” di Asas in collaborazione col Corriere delle Comunicazioni

È andato ad Antonio Fabrizi, “padre” del lanciatore Vega, il premio Space Economy promosso da Asas in collaborazione col Corriere delle Comunicazioni ed Airpress. Un riconoscimento alla lunga attività di Fabrizi nel settore dello Spazio di cui è stato per molti anni uno dei principali protagonisti, non solo a livello italiano.

La consegna è avvenuta questa mattina nel corso di un convegno che ha visto la partecipazione del nuovo presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana Roberto Battiston, Roberto Cantone, capo dell’unità per la cooperazione scientifica e tecnologica della direzione Sistema Paese del ministero degli Esteri, Maurizio Fargnoli, presidente Asas, parlamentari assieme a protagonisti dell’industria aerospaziale italiana.

L’incontro ha offerto a Battiston l’occasione per delineare la “filosofia” che lo guiderà nella direzione di un’Asi che esce dalle tormentate vicende della gestione Saggese, ma che si trova anche a fare i conti con risorse sempre più ridotte. “Il quadro europeo sta cambiando”, ha ammonito Battiston. Il vecchio scenario prevedeva un ruolo chiave dell’Agenzia Spaziale Europea la cui mission era anche di distribuire fra i vari Paesi i progetti industriali proporzionalmente quanto ciascuno di essi contribuiva al bilancio generale.

Oggi, però, il principio del “giusto ritorno geografico”, per cui a un tot di contribuzione corrisponde un quot di ritorni nazionali in contratti, è fortemente contestato dalla Commissione Europea. Per Bruxelles deve valere il principio del “best value for money”, i contratti vanno a chi dimostra di sapere ottenere il massimo risultato dal finanziamento pubblico.

Risultati, efficienza, competitività di mercato sono dunque un elemento fondamentale nella gara per la distribuzione dei fondi. Non solo quelli di Asi o Esa, ma anche di quelli di programmi come Horizon 2020.

La gara è aperta e può avere dei risvolti imprevedibili, come dimostra del resto il colpo di scena dell’annunciata joint venture tra Safran e Airbus per unificare le loro attività nel settore dei lanciatori. Un progetto che di fatto capovolge l’impostazione industriale su cui aveva lavorato l’ESA ed apre nuovi interrogativi sullo stesso futuro di Avio.

“Non è detto che il progetto Safran-Airbus vada in porto – ha detto Battiston – anche perché non è senza i punti di debolezza che stanno già emergendo. I giochi sono ancora aperti”. La mossa dei due gruppi dell’aerospazio d’oltralpe rappresenta tuttavia un significativo esempio di come lo scenario del mondo spaziale europeo sia rapidamente in movimento.

In questo quadro l’Italia “deve fare sistema. Abbiamo eccellenze individuali, ma dobbiamo imparare a muoversi tutti nella stessa direzione, senza disperdere risorse”, ha sostenuto Battiston.

L’Italia “deve riuscire ad incidere come Paese nelle decisioni che vengono prese a livello internazionale ed europeo, altrimenti il settore dello spazio rischia il ridimensionamento. Dobbiamo mettere in campo capacità tecnica, coerenza di sistema, politica”.

Il semestre di presidenza italiano dell’Ue è un’occasione da cogliere per rafforzare la presenza del nostro Paese nei tavoli europei, anche in vista della “ministeriale” del prossimo autunno e delle decisioni sul finanziamento di progetti su cui l’Italia ha molto da dire come l’osservazione della terra e le telecomunicazioni: “Dobbiamo essere presenti al momento giusto, con idee giuste e in modo competitivo.”

A livello governo sembra intanto emergere per la prima volta la consapevolezza che lo Spazio non può essere lasciato alla competenza del solo Miur, col eventuale contorno di altri ministeri a spizzichi e bocconi. È un “tema-Paese” che deve trovare impulso e coordinamento a livello di presidenza del Consiglio. Già in queste ultime settimane si sono cominciate a vedere prove di coordinamento attorno a Palazzo Chigi. Che sia la volta buona?

Da Formiche.net (27-6-2014):

Perché lo Spazio è una risorsa preziosa per una nuova politica industriale

Un seminario promosso dall’ASAS mette in luce l’esigenza di governance da parte di Palazzo Chigi e la necessità di investimenti pubblici in ottica europea. Nomi, numeri, proposte e una novità che riguarda la Farnesina…

Una realtà che coinvolge in una profonda correlazione industria, università, istituzioni. Un comparto che occupa 6mila addetti e ricercatori in oltre 120 aziende – in gran parte piccole e medie imprese innovative – producendo un fatturato complessivo pari a 1,45 miliardi. Grazie ai livelli di eccellenza scientifica e al suo dinamismo, il settore aerospaziale italiano costituisce un modello esportabile nel mondo. E perciò merita di essere rilanciato in un’ottica europea.

Una cabina di regia a Palazzo Chigi

È il quadro emerso nel corso del seminario sull’Agenda del semestre di presidenza italiana dell’UE, promosso al Circolo Ufficiali delle Forze armate di Roma dall’Associazione per i servizi e le applicazioni tecnologiche per lo spazio (Asas), in occasione della consegna del Premio Space Economy.

Il presidente di Asas Maurizio Fargnoli ha da tempo richiamato l’esigenza di un forte coordinamento nazionale delle politiche del settore. Più che mai meritevole di una governance lungimirante in grado di pilotare un’autentica e rinnovata politica industriale.

Tema che la responsabile dell’Istruzione e Università Stefania Giannini e lo stesso premier avevano accolto, prefigurando una “cabina di regia” ad hoc presso la Presidenza del Consiglio.

Il ruolo dell’Italia in Europa

A farne comprenderne la necessità è stato il nuovo presidente dell’Agenzia spaziale italiana Roberto Battiston: “L’Europa rappresenta la cornice naturale e una grande opportunità per gli investimenti e lo sviluppo del settore aerospaziale, soprattutto nel campo dell’osservazione della Terra e delle telecomunicazioni, grazie ai satelliti Copernicus e Galileo. Ma per giocare un ruolo internazionale è urgente promuovere la logica del fare sistema”.

Finalità da perseguire, ha spiegato lo scienziato, in Italia e nel Vecchio Continente. Nel quale l’unica sinergia sul tema cruciale delle piattaforme di lancio ha visto protagoniste Francia e Germania attraverso la joint-venture Airbus-Safran: “Per puntare su un progetto autenticamente comunitario il nostro Paese deve lavorare con la propria industria di eccellenza, perseguendo l’interesse nazionale in una cornice di mercato e efficienza”.

L’interesse delle istituzioni

Riflessioni che trovano ascolto nel mondo istituzionale. Se da un lato il coordinatore delle politiche spaziali presso il Ministero degli Esteri Roberto Cantone è pronto a svolgere un ruolo attivo di interlocuzione e coordinamento, il ceto politico manifesta un rinnovato interesse per un comparto nevralgico del tessuto produttivo.

Un progetto di legge sul settore spazio sarà presentato dal senatore del PD Salvatore Tomaselli, membro della Commissione Attività produttive di Palazzo Madama: “Lo impongono il carattere interdisciplinare, le eccellenze scientifiche, la competizione globale di un’area strategica che mette in gioco l’autonomia e il protagonismo dell’Italia”.

Analoga proposta normativa è stata concepita dal vice-presidente della Commissione Cultura del Senato Fabrizio Bocchino, ex rappresentante Cinque Stelle e ricercatore all’Istituto nazionale di Astrofisica: “Per mantenere e accrescere la competitività e capacità produttiva dell’industria aerospaziale italiana, è necessario un quadro legislativo coerente con un Comitato interministeriale ad hoc”.

Era presente all’evento anche il senatore del Pd, Salvatore Margiotta.

La voce delle industrie

Ad ascoltare con attenzione le parole degli esponenti istituzionali sono i rappresentanti delle più autorevoli realtà produttive del comparto. A partire dall’amministratore delegato di Avio Pier Giuliano Lasagni, dal responsabile Eventi istituzionali di Alenia Aerospazio Giuseppe Matarazzo, dall’ad di Space engineering Fabrizio Petrosino e dal vicepresidente di Asas per le pmi, Armando Orlandi.

Un’esplicita richiesta al mondo politico viene avanzata da Cristina Valente, Market Strategist di Telespazio, per la quale è fondamentale valorizzare e sviluppare la rete già esistente di centri spaziali nel nostro paese.

E dal numero uno di Compagnia generale per lo spazio Roberto Aceti: “Bisogna ricercare e individuare, in un clima concertativo, le priorità strategiche nazionali e prevedere un programma di stanziamenti pubblici per la rete dei lanciatori, leva di sviluppo coordinato dei territori”. Ma ciò non è sufficiente: “L’ASI deve ricevere il mandato di implementare una moderna politica industriale”.

Un riconoscimento emblematico

Prova eloquente del valore strategico delle piattaforme di lancio è il Premio “Space Economy” che ASAS ha riconosciuto e consegnato al termine del seminario all’ingegnere Antonio Fabrizi, tra gli artefici del programma Vega promosso dall’Agenzia spaziale europea.

Formiche.net – Edoardo Petti

 

Il Tempo (rubrica Airpress)

Il Premio Space Economy è stato assegnato all’ingegner Antonio Fabrizio, uno dei protagonisti del programma Vega dell’Agenzia spaziale europea. Il riconoscimento dell’Asas, associazione presieduta da Maurizio Fargnoli, è stato attribuito in una cerimonia a cui hanno partecipato il professor Roberto Battiston, presidente Asi, e Roberto Cantone, coordinatore per le politiche spaziali al Ministero degli Esteri.

www.iltempo.it/economia/2014/07/01/le-mire-spaziali-di-matteo-renzi-1.1266412