Risoluzione pro-Spazio al Parlamento

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Camera dei deputati: Pubblicata oggi la risoluzione 7/00589 presentata dall’On. Montroni e firmata da vari parlamentari aderenti all’Intergruppo Spazio che chiede al Governo di garantire le necessarie risorse per il settore.

La risoluzione  ricorda come nel corso dell’esame parlamentare del disegno di legge di stabilità per il 2015, sono stati inseriti un contributo di 30 milioni di euro per gli anni 2015-2017 all’ASI per il finanziamento di programmi spaziali strategici nazionali in corso di svolgimento e un’autorizzazione di spesa di 60 milioni di euro per l’anno 2016 e di 170 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2017 al 2020 per la partecipazione italiana ai prograimmi dell’Agenzia spaziale europea e per i programmi spaziali nazionali di rilevanza strategica, contributi necessari ma insufficienti a far fronte alle necessità imposte dal mutamento della politica industriale del settore consistente nel passaggio dal settore spaziale tradizionale all’insieme della space economy,

Pertanto, i parlamentari chiedono di impegnare il Governo

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mplementare la nuova politica spaziale sostenibile attraverso:

a) il potenziamento della citata cabina di regia presso la Presidenza del Consiglio dei ministri;

b) azioni volte a potenziare e rendere più strutturato il dialogo con il mondo imprenditoriale, scientifico e accademico che fa riferimento allo spazio;

c) l’individuazione delle esigenze espresse dalle imprese del settore, dalle associazioni, dalle imprese di altri settori, specialmente piccole e medie imprese, in merito allo sviluppo di nuovi servizi innovativi «abilitati» basati ad esempio su dati satellitari;

d) azioni per rendere sistemici, i canali d’intervento tradizionali della politica spaziale nazionale, con le risorse e le forze delle regioni interessate alle ricadute sui loro territori della space economy, operando principalmente attraverso il finanziamento congiunto (fondi nazionali, fondi strutturali e fondi sviluppo Coesione-FCS) delle iniziative spaziali ritenute congiuntamente a tale scopo idonee;

e) la dotazione del Fondo per la crescita sostenibile delle risorse necessarie alle imprese del settore per innovare i propri processi e i propri prodotti lungo le direttrici di crescita sostenibile individuate dal programma «Horizon 2020»;

a reperire le risorse necessarie per eventuali esigenze straordinarie finalizzate alla sottoscrizione di programmi per le attività della Agenzia spaziale europea nel quadriennio 2015-19, come da risoluzione ministeriale ESA del 2 dicembre 2014.

Risoluzione 7-00589  a firma Montroni, Ascani, Carrozza, Benamati, Taranto, Tidei, Bargero, Scuvera, Arlotti, Senaldi

NB: la risoluzione s’inquadra come un atto di sindcato ispettivo proprio del Parlamento e, in particolare, è uno strumento che viene adoperato dalle singole commissioni e riguarda tematiche specifiche. Le stesse vengono poi votate in Commissione.

 

Testo completo:

 

Atto Camera

 

Risoluzione in commissione 7-00589 presentato daMONTRONI Danieletesto diGiovedì 5 febbraio 2015, seduta n. 372

Le Commissioni VII e X,

premesso che:

l’Italia vanta una posizione di leadership a livello mondiale nel settore aerospaziale, rappresentando la terza (quarta se si considera la Federazione russa tra i Paesi europei) potenza in Europa e la sesta a livello mondiale;

l’Italia è stato uno dei principali promotori e fondatori della cooperazione scientifica europea nel settore spaziale fin dal 1962, divenendo nel 1964 la prima Nazione dell’Europa occidentale a costruire e lanciare un satellite con la Missione San Marco guidata dal Professor Luigi Broglio;

il settore spazio con i suoi 6.000 addetti e 1,45 miliardi di euro di fatturato riveste una funzione di traino eccezionale per il comparto aerospaziale, che occupa in Italia oltre 50.000 addetti con ricavi annuali di circa quattordici miliardi di euro;

l’industria aerospaziale italiana è un’area strategica, supportata da programmi nazionali e regionali e caratterizzata da forte cooperazione internazionale. Gli attori chiave sono il gruppo Finmeccanica (con le sue controllate), il gruppo Avio, un’ampia rete di piccole e medie imprese, l’Agenzia spaziale italiana (ASI), oltre a centri di ricerca, università e distretti regionali;

in Italia vi sono dieci regioni con un distretto/cluster aerospaziale, formalizzato o meno (Campania, Emilia Romagna, Lazio, Liguria, Lombardia, Piemonte, Puglia, Sardegna, Toscana e Umbria). Inoltre si registra anche la presenza di player aerospaziali (come alcune sedi di grandi gruppi, piccole e medie imprese, organizzazioni di ricerca) in altre regioni, soprattutto in Abruzzo, Basilicata, Friuli Venezia Giulia e Sicilia;

i distretti aerospaziali italiani coinvolgono circa un migliaio di membri, tra aziende grandi e piccole e medie imprese, università e centri di ricerca;

nel settembre 2009 è nato il «cluster tecnologico nazionale aerospazio» (CTNA), che è un’associazione fondata da Distretto aerospaziale della Campania (DAC), Distretto tecnologico aerospaziale del Lazio, Distretto aerospaziale lombardo, Comitato promotore Distretto Aerospaziale Piemonte, Distretto aerospaziale pugliese, Agenzia spaziale italiana (ASI), Avio Aero, Finmeccanica a cui in seguito si sono uniti AIAD (Federazione aziende italiane per l’aerospazio, la difesa e la sicurezza) e il Consiglio nazionale delle ricerche (CNR);

dallo scorso giugno 2014 è stata attivata presso la Presidenza del Consiglio dei ministri una cabina di regia sulla politica aerospaziale a cui partecipano rappresentanti dei vari Ministeri, della Conferenza delle regioni e delle province autonome e rappresentanti delle associazioni industriali;

a partire dagli anni ’80, molti Governi, soprattutto quelli europei, hanno consolidato vere e proprie partnership finanziarie con le maggiori aziende del settore, sollevandole quindi, in tutto o in parte, dal rischio e dall’onere finanziario. In questa logica, nel 1985, l’Italia ha istituito, con la legge n. 808, una misura di promozione pubblica dello svolgimento tecnologico del settore aerospaziale e dell’elettronica connessa alla difesa;

la legge 24 dicembre 1985, n. 808, è stata lo strumento fondamentale di politica industriale per il settore che ha consentito all’industria italiana di mantenersi in linea con la concorrenza europea ed ha contribuito significativamente a consolidare e sviluppare un patrimonio tecnologico nazionale di eccellenza, competitivo a livello internazionale;

con lo scopo di promuovere lo sviluppo e di rafforzare la competitività dei settori industriali tecnologicamente avanzati (in attuazione della legge 8 agosto 1996, n. 421, della legge 7 agosto 1997, n. 266, e della legge 23 dicembre 2005, n. 266), il Ministero dello sviluppo economico attua interventi in relazione a diversi programmi di sviluppo e realizzazione per le Forze armate di sistemi ad alta tecnologia, funzionali alla sicurezza nazionale nell’ambito della missione 11 (Regolamentazione, incentivazione dei settori imprenditoriali, riassetti industriali, sperimentazione tecnologica, lotta alla contraffazione, tutela della proprietà industriale) dello stato di previsione del Ministero dello sviluppo economico in quanto il programma 11.5 è infatti dedicato alla partecipazione a programmi aerospaziali e ad alta tecnologia per la difesa;

con la legge 23 luglio 2009, n. 99, sono state previste numerose disposizioni relative alla ricerca, tra cui agevolazioni a favore della ricerca, dello sviluppo e dell’innovazione. In particolare, sono state destinate risorse agli interventi individuati dal Ministero dello sviluppo economico in determinati ambiti, tra cui tecnologia dell’informazione e della comunicazione, industria aerospaziale, osservazione della terra e all’ambiente;

il settore spaziale nazionale può trasformarsi in uno dei motori propulsori della nuova crescita del Paese a condizione che, intorno alle eccellenze scientifiche e tecniche, si costruisca un disegno di sviluppo che allarghi le ricadute ed i benefici all’intero sistema industriale e produttivo, in una nuova chiave di sostenibilità e di sviluppo del territorio;

per la politica spaziale nazionale si rende opportuno approfondire ulteriormente il processo di individuazione degli obiettivi che possono al contempo collocarsi nell’ambito delle strategie nazionali e delle politiche di sviluppo dei territori per poi avviare il dialogo tra amministrazioni per la definizione dei meccanismi di collaborazione ed, eventualmente, dei meccanismi di finanziamento per la realizzazione di tali obiettivi, in una logica di sustainable spending;

la nuova politica spaziale sostenibile deve allargare la prospettiva di sviluppo dal settore spaziale tradizionale all’insieme della space economy, la catena del valore che, partendo dalla ricerca, sviluppo e realizzazione delle infrastrutture spaziali abilitanti, il così detto «upstream», arriva fino alla produzione di prodotti e servizi innovativi «abilitati», noto come «downstream» (servizi di monitoraggio ambientale previsione meteo, e altro);

secondo le stime correnti, il settore spaziale downstream, assume, già ora, un valore di 4-5 volte quello dell’upstream essendo destinato a crescere ulteriormente nel prossimo decennio. La crescita del downstream sarà prevalentemente dovuta alla diffusione di una notevole quantità e varietà di servizi a valore aggiunto con una forte connotazione territoriale, principalmente basati su bisogni degli utenti locali e sviluppati e gestiti principalmente da piccole e medie imprese, con impiego di personale a qualificazione medio-alta;

la nuova politica spaziale sostenibile trova già numerosi segnali ed agganci nelle politiche di sviluppo promosse a livello europeo: le attività ed i programmi scientifici e di sviluppo tecnologico realizzati dalla European Space Agency (ESA), anche in collaborazione con l’Unione europea, i programmi spaziali dell’Unione europea direttamente finanziati come tali nel Multiannual Financial Framework 2014-20 della Unione europea (il programma Galileo e il programma Copernicus), parti importanti del programma di ricerca ed innovazione H2020 tra cui la tematica «Space» è una delle tecnologie abilitanti considerate prioritarie, nell’ambito dell’Industrial Leadership, i downstream services che utilizzano dati spaziali e svolgono un ruolo chiave nell’affrontare sfide importanti su sicurezza, ambiente, e altro;

il Ministero dello sviluppo economico nel mese di dicembre 2014 ha definito due nuovi interventi del Fondo per la crescita sostenibile diretti ad accrescere la competitività delle imprese italiane e favorire il superamento dall’attuale fase di stagnazione economica, attraverso lo sviluppo di progetti innovativi in grado di realizzare significativi avanzamenti tecnologici. I due interventi, denominati «Agenda digitale» e «Industria sostenibile», che seguono il primo intervento del Fondo per la crescita sostenibile, attuato nel mese di ottobre 2014, diretto principalmente a cogliere le proposte di innovazione provenienti dalle imprese di piccola e media dimensione negli specifici ambiti tecnologici individuati dal programma europeo «Horizon 2020»; in particolare, i progetti di ricerca e sviluppo oggetto degli interventi devono prevedere spese ammissibili comprese tra i 5 milioni di euro e i 40 milioni di euro e devono essere relativi a specifici ambiti di intervento, quali, per «Industria sostenibile», le tecnologie abilitanti fondamentali (micro-nanoelettronica, fotonica, materiali avanzati, sistemi avanzati di produzione e biotecnologia industriale) e alcune specifiche tematiche rilevanti (processi e impianti industriali, trasporti, aerospazio, TLC, tecnologie energetiche, costruzioni eco-sostenibili e tecnologie ambientali);

il soggetto istituzionale attivo nel settore è l’Agenzia spaziale italiana (ASI), un ente di ricerca vigilato dal Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca, ai sensi del decreto legislativo 31 dicembre 2009 n. 213, che opera in collaborazione con diversi altri Ministeri;

le principali direttrici dell’azione dell’ASI per il prossimo quadriennio riguardano l’accesso allo spazio, lo sfruttamento della stazione spaziale internazionale, il programma duale Cosmo Sky-Med Seconda Generazione (CSG) e lo sviluppo dei mini satelliti;

l’Italia, inoltre, in quanto terzo Paese contribuente nell’Agenzia spaziale europea (ESA), è impegnata nella definizione della futura famiglia di lanciatori europei destinata a sostituire Ariane 5, un progetto caratterizzato da una buona flessibilità di configurazione e in grado di competere con la crescente concorrenza statunitense, a cui l’Italia è chiamata a contribuire per il 10 per cento circa, pari a circa 80 milioni di euro annui sul decennio;

tale progetto riveste grande importanza per il nostro Paese, in quanto utilizza in modo sistematico lo sviluppo di motore a propellente solido sviluppato da Avio per VEGA, il P120, rafforza le tecnologie nazionali e apre interessanti prospettive di sviluppo nell’ambito dei lanciatori di taglia più piccola, settore in cui ci si aspetta un forte sviluppo del mercato;

l’Italia è, inoltre, uno dei Paesi europei che maggiormente hanno contribuito alla realizzazione della stazione spaziale internazionale (ISS), si ricordano soprattutto Cupola (la finestra sull’Universo costruita sotto la supervisione di Thales Alenia Italia) e i nodi della ISS (il nodo 2, detto Harmony, e il nodo 3, detto Tranquility). L’Italia ha 4 astronauti in servizio attivo uno dei quali è attualmente presente a bordo: per questi motivi sarebbe opportuno aumentare la sottoscrizione italiana all’ISS fino a raggiungere circa 40 milioni di euro annui nel corso dei prossimi 10 anni;

le eccellenti capacità tecnologiche espresse da Cosmo Sky Med giustificano il mantenimento di un ruolo di leadership internazionale dell’Italia in questo settore, prevedendo la sostituzione degli altri satelliti e lo sviluppo di nuove tecnologie basate su piccoli satelliti nel corso del prossimo decennio;

per il completamento del progetto Cosmo Seconda Generazione, nel quadriennio 2015-2018 l’Asi avrà bisogno di risorse per circa 70 milioni di euro annui;

il 2 dicembre 2014, la riunione dei Ministri competenti degli Stati membri dell’ESA ha approvato lo sviluppo della famiglia di nuovi lanciatori, il finanziamento della stazione spaziale internazionale e il finanziamento dell’esplorazione spaziale, adottando in particolare 3 risoluzioni:

l’approvazione della costruzione del lanciatore Ariane 6 e alla nuova versione di Vega, il Vega-C: complessivamente per i nuovi lanciatori Ariane 6 e Vega-C, si prevede un investimento di 8 miliardi in dieci anni;

il via libera al progetto Europa su Marte, con le missioni 2016-18 ExoMars, nelle quali l’Italia è il principale contribuente della missione ed è coinvolta con gli stabilimenti di Torino della Thales Alenia Space. L’investimento complessivo previsto è di 1,2 miliardi di euro, con un contributo italiano compreso fra il 35 per cento e il 37 per cento. Dopo l’Italia, la Gran Bretagna diventa il secondo contributore, seguito da Francia e Germania. Entrambe hanno infatti deciso di aumentare lo stanziamento di 50 milioni ciascuna, facendo salire a 160 milioni il contributo addizionale necessario per la missione ExoMars del 2018 e avvicinandolo ai 200 milioni previsti;

l’aumento del contributo alla stazione spaziale internazionale (180 milioni fino al 2020) ed evoluzione dell’ESA per renderla, almeno fino al 2030, capace di soddisfare determinate richieste: monitoraggio dell’evoluzione ambientale sulla Terra; sostegno all’educazione scientifica e all’innovazione; sviluppo delle collaborazioni in ambito europeo fra i vari stati per garantirne la competitività mondiale;

nel corso dell’esame parlamentare del disegno di legge di stabilità per il 2015, sono stati inseriti un contributo di 30 milioni di euro per gli anni 2015-2017 all’ASI per il finanziamento di programmi spaziali strategici nazionali in corso di svolgimento e un’autorizzazione di spesa di 60 milioni di euro per l’anno 2016 e di 170 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2017 al 2020 per la partecipazione italiana ai programmi dell’Agenzia spaziale europea e per i programmi spaziali nazionali di rilevanza strategica, contributi necessari ma insufficienti a far fronte alle necessità imposte dal mutamento della politica industriale del settore consistente nel passaggio dal settore spaziale tradizionale all’insieme della space economy,

 

impegnano il Governo:

 

a implementare la nuova politica spaziale sostenibile attraverso:

a) il potenziamento della citata cabina di regia presso la Presidenza del Consiglio dei ministri;

b) azioni volte a potenziare e rendere più strutturato il dialogo con il mondo imprenditoriale, scientifico e accademico che fa riferimento allo spazio;

c) l’individuazione delle esigenze espresse dalle imprese del settore, dalle associazioni, dalle imprese di altri settori, specialmente piccole e medie imprese, in merito allo sviluppo di nuovi servizi innovativi «abilitati» basati ad esempio su dati satellitari;

d) azioni per rendere sistemici, i canali d’intervento tradizionali della politica spaziale nazionale, con le risorse e le forze delle regioni interessate alle ricadute sui loro territori della space economy, operando principalmente attraverso il finanziamento congiunto (fondi nazionali, fondi strutturali e fondi sviluppo Coesione-FCS) delle iniziative spaziali ritenute congiuntamente a tale scopo idonee;

e) la dotazione del Fondo per la crescita sostenibile delle risorse necessarie alle imprese del settore per innovare i propri processi e i propri prodotti lungo le direttrici di crescita sostenibile individuate dal programma «Horizon 2020»;

a reperire le risorse necessarie per eventuali esigenze straordinarie finalizzate alla sottoscrizione di programmi per le attività della Agenzia spaziale europea nel quadriennio 2015-19, come da risoluzione ministeriale ESA del 2 dicembre 2014.

(7-00589) «Montroni, Ascani, Carrozza, Benamati, Taranto, Tidei, Bargero, Scuvera, Arlotti, Senaldi».