Intervista Trans-Tech

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Trans-Tech srl (socio aggregato in ASAS) è una startup innovativa nata nel 2013 nel campo del trasferimento tecnologico. L’azienda si occupa di trasferire le competenze in ambito aerospaziale verso altri settori, soprattutto trasporti (ferroviario e navale) ed energetico. Offre anche servizi di ingegneria, concept engineering, e attività di R&I. I due soci fondatori di Trans-Tech possono contare su una vasta rete collaborazioni con aziende di varia dimensione e con professionisti, e nel 2015 ha fatturato 200mila euro con una una forte crescita rispetto all’anno precedente.

Quali sono i principali progetti in corso o terminati di recente?

Trans-Tech ha co-ideato e sta lavorando al progetto di un velivolo business ipersonico, per il quale sta cercando finanziamenti per lo sviluppo. Il velivolo, chiamato HYPLANE, non soffre dei problemi tipici di questo tipo di aerei, come il boom sonico o la necessità di decollo verticale. L’azienda si occupa anche di tecnologie per l’ottimizzazione della gestione delle flotte navali con l’utilizzo di tecnologie di data fusion e satellitari.

Recentemente, abbiamo terminato dei progetti di formazione in ambito cultura d’impresa sull’ottimizzazione dei processi industriali e in ambito affidabilistico (affidabilità, manutenibilità, disponibilità e sicurezza). I corsi sono avvenuti in Campania di concerto con il locale Distretto Aerospaziale.  Infine, ci occupiamo di turismo spaziale e analisi di scenari.

L’azienda è presente sui mercati esteri?  

Abbiamo accordi con imprese greche, israeliane, francesi, britanniche e giapponesi per aspetti specifici. Dovremmo chiudere presto un contratto con un cliente israeliano per un piccolo satellite per la rimozione di detriti spaziali. Ad oggi, l’azienda non ha ancora siglato contratti all’estero.

Quali sono stati gli strumenti che l’azienda ha utilizzato durante la sua crescita? Questi strumenti sono stati in alcuni casi un limite o un problema per l’azienda?

Per nostra impostazione non ci siamo mai rivolti al credito e l’azienda si è autofinanziata. Abbiamo partecipato a numerosi bandi di Horizon 2020 con oltre 12 proposte, di diverso tipo, ma purtroppo non c’è stato alcun risultato. Solo in un caso abbiamo raggiunto una votazione elevata. Per quanto riguarda i distretti italiani, contiamo di entrare in quello campano. Abbiamo rapporti anche con le realtà pugliesi e laziali.

Qual è il modello di sviluppo dell’azienda a medio termine?

Il nostro modello di business è quello dell’Open Enterprise. Per far fronte alle difficoltà di inizio vita, abbiamo selezionato uno schema di azienda molto leggero, che offre una flessibilità enorme a costi gestionali davvero bassi. Questo ci permette, grazie al già menzionato network di collaborazioni, di allargare o restringere il numero di persone per adattarsi alla diverse esigenze. Al momento riteniamo di restare legati a questo tipo di organizzazione.