Intervista al Presidente ASAS Leonardo Gagliardi

Consiglio ESA a Brema. Gagliardi: “affrontare la realtà delle guerre, puntando su programmi dual use”

(da AGEEI/Aerospazionews) – “La situazione internazionale richiede che l’Agenzia Spaziale Europea (ESA) smetta di essere la ‘bella addormentata nel bosco’ e affronti la realtà delle guerre che ci circondano. Con questo non si vuol dire che l’ESA debba modificare la sua Convenzione, che prevede programmi solamente pacifici, ci vorrebbe troppo tempo, ma potrebbe puntare sullo sviluppo di eccellenze tecnologiche per loro natura dual use”.

E’ quanto afferma Leonardo Gagliardi, presidente dell’Associazione per i Servizi, le Applicazioni e le Tecnologie ICT per lo Spazio (ASAS), in questa intervista a AGEEI/Aerospazionews realizzata in vista dell’imminente Consiglio a livello ministeriale 2025 dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA), il cosiddetto CM25, che aprirà domani 26 novembre a Brema (Germania) per concludersi dopodomani 27.

“L’Italia è sempre stata convinta che i programmi dell’Agenzia Spaziale Europea siano uno strumento di crescita per le competenze tecnologiche e scientifiche nazionali”, prosegue Gagliardi. “A Brema il Council ministeriale sarà presieduto dal ministro Urso che ha potuto maturare, in questi tre anni di governo, una buona conoscenza del mondo spaziale italiano. L’altro importante tema è la competizione internazionale, mi riferisco ai programmi privati statunitensi, ai programmi cinesi e indiani. Loro non seguono le nostre regole e sono molto più veloci degli europei”.

Al CM25 saranno decisi i finanziamenti dei futuri programmi spaziali europei. Ritiene che il ruolo delle PMI nel settore spaziale, anche di quelle italiane, sarà preso adeguatamente in considerazione?

“Le dichiarazioni a favore delle PMI sono un elemento di ogni discorso quando si interviene a livello politico su temi spaziali. Purtroppo, la realtà è diversa. I lunghi tempi per avere un contratto o, peggio, per rinnovarlo, hanno un tremendo impatto sulla pianificazione delle attività delle PMI e sulla loro sostenibilità finanziaria. Inoltre, andrebbe favorita l’aggregazione di PMI in strutture industriali più grandi, Raggruppamenti temporanei e/o Consorzi, che consentano di partecipare a programmi di largo respiro favorendo quindi la crescita delle PMI in soggetti più incisivi nello scenario spaziale. L’ESA, contrariamente a quanto succede a livello nazionale, ha alcuni programmi adatti a questa strategia di crescita. Penso a programmi come GSTP, NAVISP, ARTES, BOOST che prevedono una compartecipazione all’investimento dei proponenti, evitando in genere bandi competitivi, favorendo quindi l’iniziativa diretta delle PMI. Questi programmi saranno rifinanziati, ci auguriamo, durante il CM25. L’Italia, conoscendo le proprie difficoltà a livello nazionale, ha sempre partecipato con entusiasmo a detti programmi assicurando una larga copertura finanziaria. La nostra associazione ASAS ha intrapreso importanti azioni per il concentramento degli associati in programmi rispondenti ad ampie strategie di sviluppo. Riteniamo che questa sia la vera politica industriale a favore delle PMI e che dovrebbe essere adottata a livello istituzionale. Per quanto riguarda le grandi aziende, non ci sono dubbi che faranno la loro parte. E’ comprensibile che per competere nello scenario europeo e mondiale le dimensioni contano. Bisogna evitare però che i fondi siano usati solo per garantire una sopravvivenza senza puntare allo sviluppo”.

Quali sono i principali settori di sviluppo tecnologico su cui l’ESA dovrebbe investire in futuro per consentire all’industria italiana ed europea di restare competitiva a livello mondiale?

“La risposta a questa domanda è estremamente semplice: sistemi di lancio e dual use. Le scelte fatte negli ultimi 20 anni in Europa e quindi in ESA hanno portato ad una situazione altamente deficitaria nella capacità di accesso allo spazio. Tralasciando la Russia, che non è più un interlocutore per problemi legati alla guerra in Ucraina, attori come India, Cina e su tutti gli Stati Uniti hanno sviluppato un’enorme capacità di lancio. Un esempio eclatante è il numero dei lanci annuali del vettore Falcon 9, circa 140, rispetto agli europei 3 o 4 lanci di Vega C e 1 di Ariane 6. In questo settore, ma siamo in ritardo di almeno 10 anni, si deve produrre lo sforzo maggiore per limitare il divario. Le PMI, consorziate in raggruppamenti ad hoc, possono essere l’elemento dirompente consentendo di mobilizzare forze ad oggi sottoutilizzate. Per partecipare ad una gara con ‘giganti’ privati, come SpaceX, è necessario dare libertà e sostenere iniziative di sviluppo che non siano incanalate dall’utilizzo continuo di vecchie tecnologie, sviluppate 40 o 30 anni fa. In questo le PMI, che non sono appesantite da pletoriche strutture industriali, possono essere la carta vincente. Dicevo del dual use: tutti i conflitti nella storia hanno portato ad importantissimi sviluppi tecnologici. Possiamo pensare all’aeronautica ed alla missilistica, entrambe nate in guerra e che poi hanno avuto un ruolo fondamentale per lo sviluppo economico e scientifico. Oggi le guerre, che purtroppo si combattono da anni, stanno richiedendo sviluppi che utilizzano tecnologie spaziali: osservazione della terra, navigazione, telecomunicazioni sono elementi fondamentali. In questi settori, si deve motivare l’ESA ad investire per aumentare le capacità di resilienza e deterrenza europee”.

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